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Ayrton oggi



Avevo tre anni, quel primo maggio, e non potevo certo capire cosa fosse accaduto. Non scado in inutili ipocrisie, lo dico subito: non ho mai visto Senna correre, non ho mai avuto il privilegio di vederlo battagliare negli anni d'oro della Formula Uno. Eppure qualcosa mi ha sempre portato a sentirlo "mio", come un brivido silenzioso che pervade il motorsport stesso e spinge a questa vicinanza...video, testimonianze, documentari su documentari. In quinta liceo, ad un'interrogazione di inglese sui propri idoli, non avevo alcun dubbio su chi portare; un pilota, ma soprattutto un uomo, che è rimasto nella memoria di tutti.
Ma chi è Ayrton Senna per quelli della mia generazione?


Come dicevo prima, un qualcosa nelle corse di suo c'è sempre. Senza eccedere nella retorica, ci son pochi dubbi sul fatto che quel primo maggio sia stato un "anno zero" per la F1 e le corse in generale. Crash test sulle monoposto, piloti organizzati, piste super sicure: tutto dopo quel giorno. Da alcuni anni non ci scappava il morto e si viveva nel disincanto, dalle scomparse di Ratzenberger e Senna ci si svegliò dal torpore e da quel weekend (pregando per Jules) la signora in nero non ci ha portato più via nessuno. Ma Senna per noi ventenni è troppo più di questo.

Lo abbiamo visto anche noi, state tranquilli, compiere quel giro magistrale a Donington; anche noi lo abbiamo sentito urlare di dolore e gioia dopo la prima vittoria nella sua terra. Abbiamo negli occhi pure quando furbescamente infranse i sogni ferraristi e quando, sì, ci fu qualche momento "down" come in Ungheria con Piquet. Era veramente il termine di paragone, il benchmark, la sintesi del pilota sia di cuore che calcolatore. Un'instintività propria oggi solo di Hamilton a mio modo di vedere (augurandoci torni al casco giallo), una ricerca del particolare che fu di Schumacher. E questo ce lo fa amare.

Ma il lato umano, quello che rimane dentro le persone e le loro testimonianze, ancor di più. Un uomo che ad introspezionarlo ci vorrebbero minimo tre film. Una spiritualità incredibile in una personalità a volte cupa a volte gioiosa, ma speciale. Anzi, forse una forma d'arte è riuscita a catturare un minimo della sua essenza: la musica, con quella bellissima canzone di Lucio Dalla che è tanto malinconica e commovente quanto rock ed esaltante. Che poi, lui vive nei 16 milioni di sorrisi di bambini aiutati dall'Instituto Ayrton Senna dal 1994.

Sì, Ayrton non ce lo potremo ricordare noi. Ma diamine se è ugualmente significativo e amato.
Avevo tre anni, ne son passati ventuno. Nessuno ti ha dimenticato.

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