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La nuova Miata (e la sua antenata), parte prima

Come la maggior parte di voi saprà, la notte tra il 3 ed il 4 settembre scorsi ci ha portato la nuovissima Miata. In contemporanea a Monterey, Barcellona ed Urayasu City sono stati tolti i veli alla quarta generazione della spiderina giapponese che, dopo 25 anni, si prepara col suo inossidabile spirito ad affrontare nuove sfide.


Quando ci si accinge a progettare una degna succeditrice di quello che è ormai un mito su quattro ruote, nel Guinness dei primati come sportiva più venduta della storia, si affrontano sentimenti ed opinioni contrastanti. Innovare, rischiando di stravolgere? Modificare il meno possibile, rischiando di rimanere al palo?



Quelli di Mazda, che definisco sempre i più “italiani” tra i giapponesi, secondo me hanno colpito ancora. Hanno preso la stessa, semplice ricetta per stirare sorrisi sulle facce dei guidatori e l’hanno riproposta in versione 2015, senza smentirsi. Il peso è stato limato di ben 100kg rispetto alla precedente NC, riportandosi ai livelli dell’antenata del 1989. E la loro ripartizione, il più possibile vicina al fatidico 50:50, cercando di tenere la maggior parte delle masse entro il passo della vettura. La trazione, è lì dove dev’essere: dietro.


C’è però da rimanere al passo coi tempi. I motori, da 1500 e 2000 cc, sono ancora fortunatamente aspirati; Mazda non ha ceduto all’andazzo generale di turbo-downsizing. La tecnologia Skyactiv, che già col 2.2 diesel ha evidenziato consumi inferiori ai 1.6 delle concorrenti, promette consumi ridotti senza intaccare il piacere di guida. Il cambio, un bel manuale per aggradare e divertire il fortunato guidatore; non mancherà un automatico, soprattutto per il mercato statunitense.

Fuori è tutta nuova. La linea è molto più affilata e “giapponese” delle precedenti, con la coda che si alza dopo la portiera, come una piccola F-Type. Era necessario cambiare per non scadere nell’ovvio, ma secondo me si poteva mantenere qualche accenno in più delle precedenti generazioni, come ad esempio per i fanali posteriori, esposti al MoMA di NY e rimasti quasi inalterati fino alla NC. Ne esce una spiderina che finalmente emoziona pure da ferma; ricorda l’S2000 a mio modo di vedere, e sarà un complimento per la maggior parte di noi. E’ stata presentata nella classica versione con capote in tela (che, a mio modo di vedere, incarna al meglio lo spirito Miata) ma si prevede una versione con hard top.



La MX-5 eredita dal nuovo corso di Hiroshima un interno degno di lei. La plancia è bella ordinata, con finiture cromate e, anche se mi riservo di toccare con mano l’aspetto qualitativo, sembra un bel passo avanti. Nella Miatina, di solito un po’ sottotono quanto a dotazione rispetto al resto della gamma, fa mostra di sé il bello schermo estraibile che abbiamo già visto su Mazda3. Il freno a mano? Attaccato alla gamba del pilota, of course.


Missione compiuta a mio modo di vedere, non era facile aggiornare la MX-5 senza tradirsi, ma in Mazda ci sono riusciti. Puro piacere di guida e spensieratezza ad un prezzo ragionevole, da primavera 2015. Ora manca solo la ciliegina sulla torta: dei prezzi in linea con la serie precedente. E poi, la variante FIAT? Questa è un’altra storia, che a Throttle Addicted tratteremo sicuramente!



In un altro articolo prenderò la palla al balzo per raccontarvi la mitica Miata NA dell’89, l'antenata, della quale sono stato fortunato guidatore per cinque anni. Stay tuned!

GOODIES

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