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Viaggio nel futuro e ritorno: Italdesign Machimoto ed Italdesign Aztec


Spesso alcune concept car sembrano non appartenere all'epoca in cui vengono esposte per una serie di motivi, su cui spiccano in maniera importante le linee fuori da ogni schema.
E' il caso di due prototipi esposti da Italdesign di Giugiaro a cavallo tra il 1986 ed il 1989 nei saloni di mezzo mondo, che hanno sconvolto l'opinione del mondo automobilistico del tempo e segnato una profonda linea di rottura con lo stile del tempo, tanto da far invecchiare di 25 anni tutte le altre concept esposte nello stesso spazio. 
Senza continuare in un preambolo infinito, i modelli di cui si parlerà in questo articolo sono la Italdesign Aztec e la Italdesign Machimoto.






E' difficile cercare quale dei due sia stato il prototipo più rivoluzionario, in quanto la caratteristica follia dei concept del tempo è chiara ed evidente in tutti e due i modelli, ma probabilmente, la Aztec è il modello che rappresenta la sintesi del futurismo su quattro ruote.
Ma vediamo i due modelli più nel dettaglio:


ITALDESIGN GIUGIARO MACHIMOTO

La Italdesign Machimoto non è ispirata a qualche personaggio giapponese sconosciuto ai più, ma è l'unione di due parole italianissime, ossia "macchina" e "moto". 
Non ho sbagliato a scrivere, la Italdesign Giugiaro Machimoto è il punto di incontro tra un'auto ed una moto. 
Carrozzeria rigorosamente aperta, seduta a cavalcioni in pieno stile motociclistico e un volante che, opportunamente regolato, rimandava alla guida di una sportiva del tempo.
Con la Machimoto, Giugiaro si rivolgeva ai giovani del tempo che adoravano stare in compagnia con gli amici ed unire il piacere della guida all'aperto tipico delle moto con la sicurezza delle quattro ruote e la praticità di portare più di un amico con sè (la Machimoto era stata sviluppata in configurazione 6+3). 




La meccanica è Volkswagen, con motore preso in prestito dalla Volkswagen Golf GTI (il 1.8 da 140 cavalli) che dava il giusto brio ad un prototipo che doveva rimandare al piacere di guida delle moto, e pianale e trazione ripresi dalla Golf Synchro, come nel progetto parallelo Orbit.
Il vero "trait d'union" tra le auto e le moto non era tanto la seduta a cavalcioni o il ridotto cupolino o l'abitacolo aperto, quanto il volante che era equipaggiato da due leve e permetteva diverse modalità di utilizzo a seconda dell'apertura di queste leve.
Se entrambe le leve erano perpendicolari al volante, allora la Machimoto si guidava come una moto, ossia in posizione distesa e con le mani sulle leve, quasi a ricalcare il manubrio di una motocicletta.
Qualora ci fosse stata solo una leva perpendicolare al volante, si poteva usare la Machimoto a mo' di tram e se entrambe le leve fossero state parallele al volante, la Machimoto si guidava come un'auto normale. Un'idea semplice, ma molto ingegnosa.
Sulla linea non c'è molto da dire, è una linea provocatoria, che spacca l'opinione in due, che non ammette mezze misure, che piace o non piace. 




I richiami futuristici degni dei film ambientati nei decenni successivi che andavano di moda in quegli anni ci sono tutti e sono evidenti.
La cosa davvero strana è che, a distanza di 28 anni, la Machimoto risulta più futuristica di buona parte delle concept e delle auto di produzione attuali.
Eppure la Machimoto sembra vecchia concettualmente di dieci anni rispetto alla Italdesign Aztec, pur essendo stata disegnata ed esposta solo tre anni dopo.

ITALDESIGN AZTEC

Probabilmente, la Italdesign Aztec è il prototipo più incredibile mai prodotto nella storia dell'automobile, con quel design assolutamente futuristico degno di un film come Blade Runner o di un videogioco come Ridge Racer. 
Esso è uno dei tre prototipi (gli altri due sono la Asgard e la Aspid) disegnati e costruiti per celebrare i 20 anni dell'atelier automobilistico.




La cosa che salta subito all'occhio è la mancanza di un abitacolo vero e proprio, in luogo di due ambienti simmetrici riservati al conducente ed al passeggero.
Il bello è che entrambi i due "mini abitacoli" erano uguali in tutto e per tutto: infatti anche il passeggero era dotato di un volante che, in realtà, era una console di comando.




Su entrambe le fiancate trovano spazio dei pannelli di controllo accessibili tramite l'inserimento di appositi codici, su cui sono riportate le informazioni relative ai dati vitali della vettura ed un termometro estraibile.
In questo prototipo è stato considerato molto anche il punto di vista degli imprevisti, in quanto la Aztec era dotata di martinetto idraulico, estintore, una torcia elettrica, un avvitatore elettrico ed un compressore d'aria per gonfiare i pneumatici (non si sa mai). 




La meccanica era di prim'ordine, infatti il motore era il 5 cilindri 20 valvole da 2.200 cm3 Audi sovralimentato mediante turbocompressore da 197 cavalli, portati a 250 nella Aztec, scaricati sulle quattro ruote grazie alla trazione integrale ripresa dalla Lancia Delta Integrale. 




Lo stile futuristico di quest' auto la fece apparire nel film "Frankenstein Unbound" del 1990 ed in "A spasso nel tempo" di Christian De Sica e Massimo Boldi (in quest'ultimo film c'erano anche la Italdesign Machimoto e la BMW Nazca C2).




(Foto: sito ufficiale Italdesign)

GOODIES

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